BIOLOGICAL EVOLUTION:
FACTS and THEORIES
Pensiamo che le condizioni per poter raggiungere un vero e proprio dialogo critico su tali questioni complesse e controverse siano abbastanza semplici ma imperative. La condizione fondamentale è di operare una chiara distinzione dei piani di studio, la cui confusione ideologica rende ogni dialogo impossibile e genera solo sterili polemiche pseudo-scientifiche.
Il primo piano da analizzare, in perfetta autonomia rispetto ad ogni altra considerazione, è il piano stesso delle scienze. A questo primo livello, bisogna anzitutto studiare attentamente i vari dati a nostra disposizione, riguardo alla paleontologia, alla biosistematica, alla biologia molecolare, che manifestano con evidenza sempre maggiore il fatto dell’evoluzione delle specie.
In un secondo tempo bisogna studiare le varie teorie scientifiche che provano a spiegare tale fatto. Storicamente, la prima fu quella del trasformismo di Lamarck; se molti elementi della sua teoria sono ormai caduchi, il ruolo fondamentale di questo gran precursore non può essere sottovalutato. Viene poi la teoria della selezione naturale di Charles Darwin, formulata per la prima volta ne L'Origine delle Specie, nel 1859. Sarà la pietra angolare dell'attuale teoria sintetica dell’evoluzione, o “neodarwinismo”, con l’apporto delle leggi di Mendel nel campo della genetica e della teoria delle mutazioni di Hugo de Vries. Questo insieme impressionante va studiato scientificamente, integrando i numerosi sviluppi recenti in vari campi di ricerca. Tale discussione va condotta in modo razionale, provando a determinare con la più grande esattezza possibile ciò che spiega e ciò che ancora non spiega detta teoria, confrontandola serenamente con altri tentativi di spiegare i meccanismi dell’evoluzione. Sempre in questa prospettiva prettamente scientifica, va poi studiato ciò che sappiamo della comparsa dell’uomo.
A questo livello, è essenziale considerare la teoria neo-darwiniana così come è, una teoria scientifica che evolve sempre, cercando di integrare sempre più elementi. Come ogni altra teoria scientifica, va sottomessa a critica e discussione. Per tale ragione, non va considerata né come una verità definitiva, che ne farebbe un’ideologia – proprio il contrario della scienza –, né come il suo opposto, come se fosse direttamente contrapposta ad una verità d’ordine religioso, per esempio. Si può tuttavia discutere la questione di eventuali presupposti metodologici, quali il meccanicismo o un riduzionismo radicale, che forse potrebbero avere contaminato detta teoria in un senso più filosofico che non prettamente scientifico.
Per tale ragione, il secondo piano da considerare attentamente, ben distinto dal piano delle scienze positive, è quello della riflessione filosofica; sia a livello epistemologico – quale sia veramente lo statuto epistemologico del neodarwinismo, per esempio –, sia a livello di una filosofia della natura di stampo critico, che possa riflettere adeguatamente sulle numerose implicazioni filosofiche dell’evoluzione delle specie in genere, come della teoria sintetica in particolare.
D’altra parte, solo un’adeguata riflessione filosofica può articolare, senza confonderli, i piani della scienza da una parte, e della fede o della teologia dall’altra. Quella filosofica deve quindi precedere logicamente la riflessione teologica sul fatto dell’evoluzione come sulle varie teorie che provano a spiegarlo. Nel campo proprio della teologia cristiana, il punto di partenza più ovvio sarà un’adeguata esegesi dei testi biblici che trattano della Creazione, a cominciare dai primi due capitoli del libro della Genesi. La distinzione dei generi letterari rimane una delle maggiori lezioni che possiamo, tra l’altro, ricavare da Galileo.
Intendiamo in questo modo evitare ogni opposizione frontale tra creazione ed evoluzione, nonché le polemiche suscitate per esempio dallo “Intelligent Design”, come se fosse una teoria scientifica alternativa al neodarwinismo. Un cristiano può credere nel disegno provvidenziale di Dio nella Creazione, senza farne una “teoria scientifica” concorrente ad un’altra: stiamo decisamente su un altro piano d’interpretazione. Questo però suppone, reciprocamente, che nessuna teoria scientifica si voglia erigere a spiegazione ultima della realtà, ciò che ne farebbe o una pseudo-metafisica, o una pseudo-religione – in ogni caso, il contrario della scienza.